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Gongilo

Rettili

Chalcides ocellatus (Forsskål, 1775) - Scincidae
Gongilo

Descrizione
Da adulto, può raggiungere i 30 cm di lunghezza ma solitamente restano più piccoli. Ha una testa piccola, corpo cilindrico, e cinque dita su ciascun piede.
Le zampe sono poco usate e di solito si muove serpeggiando.
I gongili sono molto agili e si trovano spesso nelle zone aride. È strettamente imparentato con il Chalcides colosii, e precedentemente il C. colosii venne considerato una sua sottospecie. C. ocellatus è notevole per la presenza di ocelli e per la sua enorme varietà di pigmentazione.

Biologia
Le femmine di queste specie danno alla luce 3-10 piccoli vivi.
Preda vari insetti inclusi quelli con un esoscheletro coriaceo ed aracnidi, ma anche piccole lucertole (perfino i suoi stessi piccoli). In cattività mangiano anche frutta dolce, uova bollite e pezzi di carne.
È diurno e se spaventato scappa silenziosamente tra le piante o scavando nel terreno. Trascorre il letargo invernale sotto terra o sotto grandi massi.

Distribuzione e habitat

Grecia (incluso Peloponneso), Sardegna, Sicilia, Malta, Nord Africa, Turchia, Cipro, Vicino Oriente. Nel 1736 è stato introdotto nel Parco della Reggia di Portici ma l'ultima segnalazione in Campania risale al 1994.

Frequenta luoghi soleggiati ed aridi, aree sabbiose, macchia mediterranea costiera, vigneti, campagne, zone rocciose, oliveti, muretti a secco.

Conservazione
È disturbato dalla presenza umana nei suoi habitat. È protetto dalla Convenzione di Berna.

Descrizione scientifica da:
https://it.wikipedia.org/wiki/Chalcides_ocellatus


Il gongilo nella cultura popolare siciliana
Molti dei nomi dialettali siciliani del gongilo (tiru, tiruni, tiraxiatu, tiraciatu, tiruneddu) fanno riferimento a una presunta capacità di "tirare", ossia bloccare, il fiato ad altri animali, esseri umani compresi. In particolare è diffusa la credenza popolare che il gongilo sia attratto dai lattanti e che possa soffocarli entrando loro in gola. Tuttavia esiste anche una leggenda che attribuisce al gongilo un ruolo positivo, infatti durante la notte sveglierebbe con la coda gli uomini in pericolo. Una differente ipotesi etimologica vorrebbe invece far discendere il nome tiru dalla velocità con cui il rettile è in grado di scappare («più veloce di un tiro di schioppo»), mentre il nome tiraciatu deriverebbe dal fatto che le persone tratterrebbero il fiato per lo stupore durante le improvvise apparizioni e rapide scomparse del gongilo tra i loro piedi. Per il colore della pelle simile a quello delle sardine (azzurro argentato), nella zona di Castelvetrano è invece denominato sardazza. Il nome pisci lavuraturi deriverebbe invece dalla capacità di scavare rapidamente cunicoli nel terreno per nascondersi.



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